La potenza dello sguardo

Da sempre gli occhi sono stati scelti, rappresentati e interpretati dagli artisti più brillanti di tutti i tempi, che hanno dato vita a capolavori immortali.

Da qui parte un piccolo viaggio nel mondo della pittura, tra alcuni degli artisti che hanno tradotto in impressioni ogni sfumatura del volto, e della fotografia, che esplora le emozioni attraverso il mirino. Alla ricerca, grazie allo sguardo, del nostro io più profondo

Gli occhi guardano, osservano, sfuggono, ammiccano, sfidano. Si stupiscono, si rallegrano, si emozionano. Ma quali che siano le sensazioni capaci di generare, magnetiche e intriganti, tenere e dolci o forti e insistenti, ogni sguardo instilla qualcosa di unico. «Audaci come leoni, gli occhi vagano, corrono e parlano tutte le lingue», scriveva lo scrittore e filosofo americano Ralph Waldo Emerson.

Non a caso, in tutte le epoche hanno ispirato poeti, letterati, oratori e, naturalmente, artisti. I pittori, ad esempio, inesauribili e fedeli testimoni, nei secoli, della bellezza degli occhi. Dall’antico Egitto – in cui gli occhi si fanno elemento dal valore divino – agli affreschi rinvenuti a Pompei: pitture d’intonaco che parlano e conquistano per la purezza degli sguardi, la loro intensità. Un esempio nel solco dell’arte greca e romana, stili che hanno aperto poi la strada alle interpretazioni successive, dove ritroviamo i grandi occhi che si sono tramandati nelle icone bizantine e nell’arte rinascimentale, secoli più tardi.

Il tuo occhio con il khol diventa più grande, il tuo occhio contiene più amore, nel tuo occhio mi perdo, come in un cielo incantato

Ma non c’è pausa nella narrazione della bellezza, perché sono infinite le possibilità che i maestri della tela hanno restituito alla forza degli occhi.

Che dire della pittrice messicana del Novecento Frida Khalo, capace di comunicare con la sua arte il fuoco della passione? Sono entrati nella storia gli autoritratti in cui, minuta e provata nel fisico ma dotata di una volontà di ferro, esplorava i suoi sentimenti e le emozioni più profonde, dipingendo i suoi occhi scuri sotto l’altrettanto scura ala continua delle sopracciglia.

“Quando conoscerò la tua anima dipingerò i tuoi occhi”

Ma c’è stato chi, inaspettatamente per un’artista, decise di rinunciare a rappresentare gli sguardi: Amedeo Modigliani. Le sue figure tipicamente stilizzate, allungate, erano spesso dipinte con occhi vuoti, senza iridi. Il motivo? Era assolutamente convinto che gli occhi racchiudessero l’interiorità degli individui. «Quando conoscerò la tua anima dipingerò i tuoi occhi», ripeteva.
Ci riuscì solo con l’amatissima Jeanne, anche lei artista e pittrice: questa giovane donna gli aveva permesso di conoscerne davvero il cuore.

L’occhio diventerà poi elemento di forte carica surrealista: per René Magritte e il suo celebre Il falso specchio, dipinto di un grande occhio umano che incornicia un cielo azzurro attraversato da nuvole bianche; come per Salvador Dalì, artista visionario che ha toccato i più svariati e fertili ambiti della cultura del XX secolo, facendo a un certo punto degli occhi la sua ossessione in disegni, scenografie e fotografie.

Già, le fotografie, un altro medium indagatore prediletto di visi e sguardi.

Sono tanti gli scatti che sono entrati nella storia, perché capaci di catturare il momento perfetto con maestria tecnica, estetica e compositiva. Facendosi però da parte, in un certo senso. «Fotografare è una questione di apertura, di dimenticanza di sé stessi» diceva Henri Cartier-Bresson, uno dei fotografi più importanti del Novecento, tanto da meritare l’appellativo di “occhio del secolo”.
Pioniere del fotogiornalismo, fondatore a Parigi nel 1947 della mitica agenzia fotografica Magnum insieme a Robert Capa e altri colleghi, Bresson con i suoi grandi reportage e ritratti celebri ha fatto la storia del racconto per immagini. Guardi le sue foto e ti sembra quasi di sentirne il respiro trattenuto, pronto al click. Il segreto? Intuire “l’istante decisivo”, quello da fissare per l’eternità. La capacità di mettere testa, occhio e cuore su una stessa linea per cogliere l’attimo irripetibile.

Una lezione che ha fatto sua Steve McCurry, fotografo americano che ha realizzato in 40 anni di attività tantissimi reportage tra India, Afghanistan, Birmania, Giappone, Brasile. Il suo ritratto simbolo è diventato uno dei più celebri ed emozionanti nella storia della fotografia mondiale: quello di Sharbat Gula, la quindicenne afghana che McCurry ha fotografato nel 1984 nel campo profughi di Peshawar, con i suoi grandi occhi verdi e lo sguardo malinconico, tormentato e intensissimo.

Ci sono ancora tanti altri sguardi diventati iconici nella storia della fotografia contemporanea: quelli di Annie Leibovitz. Come nascono i suoi successi? «Dalla capacità di catturare la personalità del soggetto», ha raccontato. Celebri i suoi ritratti: Meryl Streep con il viso imbiancato, John Lennon e Yoko Ono nel famoso scatto del 1980, che vede il musicista nudo avvinghiato alla sua compagna, vestita; Demi Moore nuda con il “pancione”, il primo ad apparire sulla copertina di un magazine; in tutta la sua maestosità, sullo sfondo dei saloni di Buckingham Palace, la Regina Elisabetta; e ancora Hillary Clinton, Michelle Obama.
I ritratti più recenti della fotografa americana si sono concentrati sullo sguardo delle donne. Perché le era stato fatto notare che «nella storia dell’arte ci sono troppi pochi ritratti femminili, bisogna fare in modo di portare il conto in pari». E su tutto conta la curiosità: «Non mi stanco mai di guardare. Ovunque volga lo sguardo, vedo istanti da incorniciare. E gli occhi che incrocerò saranno sempre il mondo da cui partire».

La Prairie è visionaria e senza tempo, proprio come l’arte. Un ambito in cui la potenza e il fascino dello sguardo hanno ispirato, nei secoli, gli artisti più talentuosi, dando vita alle opere più belle della storia. Trovando ispirazione nei codici e nei valori dei movimenti estetici contemporanei, cerchiamo di condurre coloro che entrano nel nostro mondo in una dimensione in cui il tempo si ferma, un luogo dove la bellezza e la magnificenza dello sguardo – proprio come l’arte – trascendono lo scorrere degli anni.

Fonte: iodonna.it

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