Ambliopia – Occhio pigro

Tra i disturbi visivi più frequenti in età pediatrica vi è sicuramente l’ambliopia, conosciuta anche con il termine di “sindrome dell’occhio pigro”. Ne è affetto circa il 2% di tutta la popolazione e il 4-5% dei bambini; è considerata una delle prime cause di deficit visivo e di cecità nei giovani sotto i 20 anni.

L’ambliopia non si può definire una vera e propria patologia ma una condizione di perdita più o meno marcata della funzionalità visiva di un occhio rispetto alla quale il bambino è portato istintivamente a compensare con l’occhio sano, adattandosi così al disturbo della visione.

Infatti, quando a causa di un’alterata trasmissione dell’informazione visiva tra l’occhio e il cervello a questo giungono due immagini molto diverse tra loro, il cervello non riesce a sovrapporle e a fonderle in un’unica immagine e istintivamente sopprime quella qualitativamente peggiore.

L’ambliopia quindi privilegia l’occhio da cui arrivano le immagini migliori a discapito dell’altro.

Diagnosticare l’ambliopia

L’ambliopia è un’anomalia piuttosto subdola in quanto non presenta sintomi o disturbi particolari ed è molto difficile per un genitore accorgersi che il proprio bambino non utilizza in maniera corretta entrambi gli occhi.

Tuttavia poiché l’ambliopia si stabilizza in modo permanente al termine della cosiddetta “età plastica” cioè intorno agli 8-10 anni, è assolutamente necessaria una diagnosi precoce per cominciare una terapia di correzione ottica e trattamenti rieducativi adeguati che hanno buone percentuali di successo prima dei 5 anni.

In caso contrario l’ambliopia può portare ad un deficit permanente della vista e interferire con il corretto sviluppo psico-fisico della persona.

Curare l’ambliopia

Il trattamento tipo per la cura dell’ambliopia consiste nel cosiddetto bendaggio diretto: l’occhio dominate del bambino viene cioè momentaneamente chiuso con una benda adesiva o con uno speciale cerotto al fine di stimolare al massimo la capacità visiva dell’occhio “pigro”.

In questo modo, progressivamente, si arriverà ad un bilanciamento corretto della capacità visiva in entrambi gli occhi.

Il trattamento deve sempre essere accuratamente personalizzato: il medico oculista, in base alla gravità della situazione ed all’età del paziente, determina il numero di ore giornaliere in cui è necessario che il bambino porti l’occlusore. Di norma sono sufficienti circa 6/8 ore al giorno per un periodo che va da alcune settimane a pochi mesi, meglio se accompagnate da attività che stimolano la visione come la lettura e il disegno.

Una seconda tipologia di cura consiste invece nel rafforzamento delle residue capacità visive dell’occhio pigro riducendo temporaneamente l’efficenza di quello dominate tramite somministrazione gocce di collirio. L’atropina è il farmaco che meglio si presta allo scopo.